associazione culturale per lo sviluppo, la valorizzazione e la formazione della persona 

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Un mondo che corre troppo, ma non sa sognare

  di Francesco Alberoni

Il mondo moderno ci affatica. Ci costringe a un continuo cambiamento. Dobbiamo adattarci al mutare delle tecnologie, dei modi di lavorare, dei rapporti fra i sessi, delle forme di amore. Ciò che abbiamo imparato perde di valore, non serve più a nulla, nessuno lo vuole. I genitori non capiscono i giochi dei figli, la loro musica, ed i figli cosa vogliono loro. E tutti devono correre, correre sempre più in fretta, per cui le relazioni umane diventano precarie. Il negoziante non sa se, fra due anni, il suo negozio sarà di moda, il manager se verrà ancora apprezzato, l'attore se verrà richiesto. Sono finite le ideologie, ma l'avversario politico è diventato spregevole, non si va a cena con lui, non gli si parla. Il relativismo culturale insegna che nessuno dovrebbe più avere delle certezze assolute. Sono reali il corpo, il sesso, il cibo, il denaro. E gli affari, come nel film Il Padrino , dove il mafioso che ha tentato di uccidergli il padre e gli ha ucciso il fratello, dice a Michael Corleone: «Nulla di personale, è solo bisinisse ». E' un mondo stanco, dove molti sono diventati cinici, avidi, volgari ed usano molta ipocrisia per nasconderlo.
Ma nell'essere umano, in tutti gli esseri umani, si badi bene, c'è sempre anche un bisogno profondo di andare al di là del presente, del quotidiano, del conflitto, del disordine, della volgarità e del cinismo. C'è, e rinasce sempre, l'esigenza di qualcosa per cui oggi non abbiamo più una parola, ma che un tempo chiamavamo «spirituale». Che non vuol dire «buono», «sociale», «solidaristico», o «umanitario». E neppure «salute, benessere psichico». Lo spirituale è ciò che va al di là del tumulto del presente, dell'utile, del calcolo, della avidità di successo e di potere, per raggiungere ciò che è superiore, puro, essenziale, sublime. Il mistico non prega Dio per avere una grazia, entra in contatto con Dio, nell'abisso di Dio, dove tutto il resto diventa insignificante e viene dato in sovrappiù. Lo spirituale, visto dal profano, è inutile, spreco, eccedenza. Come il grande amore che, dall'esterno, appare perdita della ragione, delirio, rischio, sconfitta e, visto dall'interno, libertà, vittoria, dono e rinascita. Il grande artista, il grande scrittore, il grande musicista, il grande matematico non potrebbero creare nulla se non potessero lasciare il mondo quotidiano ed entrare in questa regione dove incontrano l'ordine e la semplicità.
Noi viviamo in entrambi questi mondi. Qualcuno essenzialmente nel primo, quello concreto, del guadagno, del conflitto, del potere, e se ne fa assorbire. Altri invece hanno bisogno di uscirne, sia pure per poco, perché vi si sentono soffocare. Ma tutti noi, ne sono convinto, conserviamo, magari nascosto, rimosso, un bisogno di sublime, sogno, poesia, fede, mistero. Perché esiste, nel fondo del nostro animo, uno spazio dove, non sappiamo come, possiamo entrare in rapporto con la divina semplicità dell'essere. Un luogo in cui possiamo ogni tanto rifugiarci, purificarci, ritrovare la pace ed uscire più puliti e più forti. Senza di esso scivoleremmo verso un vuoto ed una aridità insopportabili.

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Ultimo aggiornamento: venerdì 25 giugno 2010