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La
Fascia e le Corazze Corporee
La crescita è un
processo di risposte in sviluppo, molte delle quali sono cambiate da noi in
rigide abitudini, che ci proteggono contro il dolore, ma che limitano e riducono
anche la nostra esperienza e spontaneità.
Le prime in senso
temporale di queste abitudini formano il nucleo della resistenza. Durante il
trauma che si sperimenta all'inizio della vita , al momento della concezione,
mentre ci muoviamo lungo le tube di Falloppio e durante l'impiantarsi e la
gestazione nell'utero, già così presto stabiliamo, nella nostra esistenza,
modelli per destreggiarsi nel mondo e proteggere noi stessi.
Noi rinforziamo
questo nucleo protettivo in sviluppo poiché siamo costretti a far fronte allo
shock della nascita e poi a combattere attraverso la fase orale, anale e
genitale, della nostra crescita infantile. Entro l'età di tre o quattro anni,
abbiamo quasi completamente sviluppato le nostre posture caratteristiche, i
nostri modi di evitare il dolore e cambiamenti indesiderati.
Il resto della
nostra vita è di solito un rinforzo di questo nucleo, anni di risposte
protettive accumulate in questo modo. Ma noi rendiamo la nostra armatura ancora
più complicata creando maggiore protezione, una maschera posta attorno a questo
nucleo. Poiché, sebbene il nucleo sia la parte più resistente di noi, è anche la
più vulnerabile all'intenso dolore.
La scorza può
permetterci di corre qualche rischio. Se noi ci fermiamo a questo livello di
protezione, si tratta di una ferita superficiale e rimaniamo ancora protetti a
livello più profondo. Manteniamo questa divisione base tra il nucleo e la scorza
in molte forme. Qualche volta, il corpo stesso può rivelare una parte esteriore
dura di muscoli estrinseci ben sviluppati (muscoli di movimento), che coprono un
centro di muscoli deboli intrinseci (posturali).
Prendere come
esempio l'atleta costretto dai propri muscoli, che ha una forza temporanea ma
nessuna grazia. Al contrario, l'esterno può essere un soffice cuscinetto fisico
di attenuazione, intorno ad un centro teso ma positivo.
Se osserviamo il
tipo di donna femminile "delicata" che è "dura come un sasso" sotto la
superficie. Questa separazione in scorza esterna e nucleo interno avviene anche
a livelli emotivi e cognitivi.
Le nostre
sensazioni sociali di ogni giorno possono essere appiattite e controllate, ma
nello stesso tempo nascondere emozioni esplosive più profonde. Anche se siamo
socievoli possiamo trattenere mozioni interne di dubbio e di paura.
L'alternativa a
questa scissione corazzata di noi stessi, in un nucleo ed in una scorza, è
muoversi, sentire, pensare con il nostro intero essere, lasciando che ciò che
avviene nella nostra vita esterna sia ciò che avviene nella nostra vita interna.
Quando siamo
vitali al massimo, cioè pienamente rispondenti all'ambiente, ed anche attivi con
questo, la nostra energia non si limita a reazioni di superficie o a iniziative
interiori. Paura, rabbia, gioia, simpatia e dolore, si muovo liberamente
attraverso noi dal contatto con l'esterno, con le persone intorno a noi,
direttamente dentro i nostri sentimenti più profondi di empatia e di
partecipazione. Allo stesso tempo, queste stesse emozioni possono iniziare
dentro di noi e senza repressione fluire all'esterno verso gli altri. Così
quando siamo pienamente vivi, il nucleo e la scorza si disintegrano entrambi e
la nostra energia si muove facilmente dall'esterno all'interno e viceversa.
Questa unità può
essere sentita nel tessuto del corpo. Quando c'è unità c'è bilanciamento tra i
muscoli intrinseci più grandi (che danno possanza al nostro movimento) ed i
muscoli intrinseci più profondi (che danno sottile direzione e stabilità).
L'individuo non corazzato, attivo e ricettivo, ha un tono consistente e soffice,
ma fermo, dalla pelle verso l'interno, fino alle strutture più profonde.
Se diventiamo
consapevoli dello sviluppo eccessivo dell'esterno di noi stessi, della dura
corazza protettiva che abbiamo creato, potremmo cercare di ammorbidire questa
difesa lavorando gradualmente dall'esterno verso il nucleo. Una delle tecniche
più frequentemente usate nel lavoro miofasciale è lavorare dalla scorza al
nucleo. In questo lavoro il corpo viene considerato stratificato come una
cipolla, e per modificare e raggiungere gli strati interni, l'esterno dev'essere
sbucciato.
Possiamo
comprendere meglio questo avvicinamento al corpo se guardiamo, per un momento,
la natura e l'organizzazione del tessuto che è manipolato. I muscoli del corpo
sono avvolti in "buste", fatte di un tessuto flessibile chiamato fascia. Questo
materiale organizza e guida i nostri muscoli formando un sistema fatto di strati
di tessuto. Sulla parte esterna del corpo abbiamo uno strato molto vasto, che
racchiude tutto, che come una grande borsa per la spesa, tiene tutto insieme.
Andando più in profondità troviamo guaine individuali per ogni muscolo. Quando
sviluppiamo modalità rigide nel comportamento fisico ed emozionale, questo
sistema di fascia diventa meno flessibile, restringendo i nostri movimenti e
l'atteggiamento generale del corpo-mente.
La strategia di
questo tipo di lavoro (dall'esterno verso l'interno) è ammorbidire e
riorganizzare quelle parti del sistema miofasciale che sono diventate dure e
rigide, e questo, a sua volta, dà mobilità e bilanciamento, ai muscoli tenuti
nella fascia.
Bisogna ricordare
inoltre che mentre si lavora sulla parte esterna della corazza, la parte più
interna sottilmente posta le sue difese. La tensione che si libera in superficie
può semplicemente spostarsi verso gli strati più profondi e più protetti.
Quando avviene un
reale cambiamento nella struttura corporea, non è solo la parte esterna che è
cambiata, ma lo stesso cambiamento è avvenuto negli strati più profondi del
corpo.
Tecniche per
allentare e riorganizzare la fascia
Sebbene si lavori
simultaneamente con tutti gli strati miofasciali, all'inizio ci si deve
concentrare sulla parte più superficiale, poi sulla quella intermedia ed infine
su quella profonda.
Lavorando con la
fascia si è interessati sia ad ammorbidirla che ad riorganizzarla. I vari strati
della fascia tendono ad ispessirsi ed ad aderire ai tessuti circostanti.
L'obbiettivo
fondamentale del massaggio miofasciale è di separare questi strati della fascia,
in modo che le fibre muscolari possano ammorbidirsi e funzionare più
liberamente.
Nel processo di
separazione ed ammorbidimento, si deve fare attenzione alla profondità degli
interventi manuali.
La profondità di
un intervento è in relazione, oltre che alla forza impiegata, all'angolo con il
quale impieghiamo le dita, i pugni, l'avambraccio, il gomito ecc.
Nel lavoro
superficiale si lavora con interventi piatti e ampi, per allargare l'involucro
esterno della fascia corporea generale e per scollare tutto lo strato
sottocutaneo.
Nel lavoro
intermedio si va un po’ più in profondità, con interventi più brevi, che vanno
ad agire sugli involucri fasciali individuali, specifici di ogni muscolo. Nel lavoro profondo si procede invece tra gli involucri miofasciali e sotto gli involucri miofasciali. Qui gli interventi sono molto lenti e brevi.
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